come è noto a seguito delle elezioni del 28 settembre in consiglio regionale si è costituito il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) di cui fanno attualmente parte Chiara e Eugenio e da ora in poi riceverete i resoconti delle sedute del Consiglio da parte del nuovo gruppo consigliare.

La XVII legislatura si è aperta il 28 ottobre scorso ma in quella seduta, come è noto, si è proceduto esclusivamente alla convalida degli eletti perché i gruppi dell’UV e degli Autonomisti di centro (promotori della costituenda maggioranza) hanno poi abbandonato l’Aula, facendo mancare il numero legale, e quindi il consiglio si è concluso senza nomina del Presidente del Consiglio, dell’Ufficio di Presidenza, del Presidente della Giunta e degli Assessori. Tutto è stato quindi rimandato alla seduta del 5 novembre. In quella prima seduta come gruppo consiliare – che ha preso il nome di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), lo stesso della lista elettorale che si è presentata alle elezioni – abbiamo chiesto di procedere in modo separato alla convalida della sig.ra Cristina Machet, su cui ci siamo astenuti, visto e considerato che contestiamo l’attribuzione del tredicesimo seggio a UV e che è stato depositato apposito ricorso. Siamo infatti in attesa della decisione del TAR, che speriamo sia a nostro favore con l’assegnazione del terzo seggio, che vedrebbe l’entrata in Consiglio di Andrea Campotaro, accanto a noi due, Chiara e Eugenio.

Il 5 novembre si è quindi proceduto alla elezione dei due Presidenti del Consiglio e della Regione e degli Assessori, sostenuti dalla maggioranza formata da Union Valdôtaine, Adc-SA-RV (Autonomisti di centro-Rassemblement Valdôtain-Stella Alpina) e Forza Italia.

Abbiamo votato contro questa nuova maggioranza e questo governo, che segna uno spostamento a destra dei gruppi autonomisti, dettato da ragioni di convenienza.

In aula siamo intervenuti entrambi per porre innanzitutto la questione della ineleggibilità del Presidente proposto, Testolin, e dell’Assessore Bertschy – sulla base della legge 21/2007, che pone dei limiti ai mandati -, per illustrare la posizione di AVS e per analizzare il programma di legislatura che presenta molti punti su cui AVS è nettamente contraria. Su alcuni aspetti, potenzialmente più condivisibili, monitoreremo con attenzione l’operato del Governo e daremo il nostro contributo.

Riportiamo qui una sintesi dei nostri interventi in aula (di seguito il link al testo integrale che potete seguire attraverso il video integrale del dibattito svolto in aula cliccando sull’icona )

Chiara ha osservato: «Oggi viene proposto per la carica di Presidente della Regione il Consigliere Testolin senza rispettare le disposizioni della l.r. n. 21/2007Il problema è giuridico ma anche politico: i limiti di mandato per Regioni e enti locali sono frequenti nella normativa nazionale e motivati dall’esigenza di rispettare il ricambio della rappresentanza politica e, di conseguenza, la democraticità della governance. Oggi si vuole scardinare questo principio e, così facendo, l’interpretazione della norma potrebbe perpetuare l’elezione a Presidente della Regione del Consigliere Testolin anche nelle prossime legislature. In queste settimane, complice una pessima legge elettorale, abbiamo assistito a varie manovre per formare una maggioranza e l’UV ha infine deciso di svoltare a destra, scegliendo Forza Italia (con un accordo a termine, fino al 2027, quasi che la maggioranza fosse uno yogurt) e abbandonando progressivamente il rapporto con la sinistra valdostana, fino a rompere l’alleanza con il PD. Una scelta opportunista (“ni droite ni gauche”), ma che in realtà dovrebbe essere “sì alla destra, sì alla sinistra, secondo convenienza”. Questo cambio di campo svela però la vera anima di una Union Valdôtaine per niente progressista. Per chi crede nei valori della sinistra, questo è però anche un passaggio liberatorio, perché apre forse la possibilità di costruire finalmente una sinistra valdostana autonoma e alternativa all’egemonia unionista. Si aumenta il numero di Assessorati – in base alle esigenze di spartizione delle poltrone – e si propone un programma dallo scarso valore contenutistico, perché per voi i programmi sono secondari rispetto alla discussione sul chi occupa i posti apicali. Da questa situazione traggo una conclusione chiara: il sistema elettorale valdostano non funziona. Gli elettori non sanno prima del voto con quali alleanze e con quali programmi si governerà. Avevamo già proposto nel 2022 una riforma della legge elettorale che introducesse la dichiarazione preventiva delle coalizioni e dei programmi e l’indicazione del numero degli assessorati. Quella riforma non è stata nemmeno sottoposta a referendum consultivo, rinunciando a un importante atto di democrazia. Così, continuiamo a subire gli effetti di un sistema opaco e disfunzionale.

Per quello che concerne il programma di legislatura che ci avete presentato, ci sono vari punti su cui esprimiamo la nostra contrarietà. Energia: si parla di “Valle d’Aosta fossil fuel free”, ma senza un obiettivo temporale né un piano concreto. Nel 2018 il Consiglio aveva votato l’obiettivo 2040, ma da allora non è stato fatto alcun passo avanti, mentre continua la costruzione di infrastrutture per il metano, in contraddizione con gli impegni dichiarati. CVA: si ribadisce solo la volontà di mantenerne la natura pubblica, ma manca qualsiasi strategia. Non si dice se si intenda proseguire nel processo di spostamento del baricentro della società fuori Valle o invertire la rotta. Nessun riferimento, inoltre, alle nuove competenze regionali sulle concessioni idroelettriche. Trasporti: si annuncia semplicemente l’approvazione del piano regionale dei trasporti, ma la bozza esistente è inadeguata. Ribadiamo la necessità di rilanciare la tratta ferroviaria Aosta–Pré-Saint-Didier, sottovalutata dal piano, e di affrontare seriamente il problema del traffico pesante attraverso la regione. Esprimiamo contrarietà al raddoppio del tunnel del Monte Bianco, un progetto sostenuto da Forza Italia ma contrario all’interesse valdostano e osteggiato dalla parte francese. Siamo fortemente contrari al collegamento intervallivo funiviario di Cime Bianche che riteniamo fortemente dannoso. Quel vallone dovrebbe esser valorizzato facendolo diventare il nucleo principale di una vasta area protetta di tutta la pendice meridionale del Monte Rosa, un grande progetto che sta riscuotendo molto interesse. E invece ci si ostina a proporre il collegamento con Cervinia sapendo che mai è stato sciolto neppure il nodo della percorribilità giuridica dell’intervento. Analogo discorso critico per i cosiddetti collegamenti intervallivi, con particolare riferimento al Col Ranzola. Sul tema della povertà c’è un timido accenno riferito solo al problema casa. Il tema della povertà andrebbe affrontato nei suoi vari aspetti: povertà economica, abitativa (non solo emergenziale), sanitaria, scolastica ecc e con vari interventi di settore, ma all’interno di un disegno complessivo, che manca totalmente. Per quanto riguarda il tema dell’istruzione non ho trovato nulla sul tema dell’istruzione professionale, su cui abbiamo competenza primaria. Nulla neppure sulle palestre, e sappiamo tutti che questo specialmente nel capoluogo di regione, ma non solo, è una grossa criticità. Nulla neppure sugli operatori di sostegno che sono attori importantissimi del processo educativo e che continuano a non essere giustamente considerati. Preoccupante la parte sui rifiuti, laddove si parla di valutazione di nuove tecnologie per il trattamento dei rifiuti…cosa si intende? Torniamo a sistemi di incenerimento? Poco chiara anche la questione delle discariche inerti e di Pompiod…la regione compra l’area e la bonifica? Altri punti, che meriterebbero attenzione, quali la questione dei bacini idrici… si parla di scopi irrigui ma anche di altro e vorrei capire quanto si pensi all’agricoltura e quanto all’idroelettrico o all’innevamento. Nel complesso la valutazione sul programma è negativa.”

Eugenio ha osservato: «Abbiamo finalmente un Governo ma quanti elettori possono dirsi contenti delle decisioni prese da coloro che hanno votatoOggi assistiamo a una mortificazione della democrazia con il “teatrino” di questi giorni (fuoriuscite da coalizioni, dimostrazioni di non gradimento personale di colleghi, ecc). Serve una nuova legge elettorale perché l’attuale non è né democratica né rispettosa dell’elettorato e accresce ulteriormente la progressiva disaffezione dei cittadini verso la politica. In merito alla questione dei tre mandati i Consiglieri Testolin, Bertschy e l’UV hanno perso l’opportunità politica di accogliere i principi e la ratio della legge 21 e di rispettare il sotteso pensiero politico e autonomista. QUANTO AL PROGRAMMA. Il programma è una lunga dichiarazione di intenti, ma è carente di dettagli operativi. Un programma anche condivisibile nei principi generali, ma che manca dei dettagli concreti operativi su tanti aspetti. Purtroppo sono i dettagli e le scelte operative che fanno la differenza e possono modificare l’interpretazione del principio generale. Ho apprezzato il riferimento iniziale al tema della sostenibilità seppur solo accennato e alla ricomparsa della questione della Norma di attuazione. Mancano nel programma accenni alla lotta alla precarietà e al salario minimo negli appalti pubblici. Sul turismo interessante l’accenno ad un turismo dolce, ma contraddittorio all’enfasi sul turismo dello sci. Ho ripreso il concetto di Centoz sulla sanità pubblica come diritto costituzionale. E ho detto che il fatto che il servizio pubblico non funziona adeguatamente non deve diventare un alibi per spingere la sanità privata con ricadute importanti sulle tasche dei cittadini. Quanto alle politiche sociali ho parlato del cambio di paradigma che la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ha introdotto, e che vale anche per tutte le persone (anziani in particolare), che obbliga a passare da una logica assistenzialistica ad una logica in cui le persone hanno tutti pari diritti e pari dignità e debbano essere i protagonisti primi della loro vita e nel proprio progetto di vita personalizzato e partecipato.  In ultimo ho affrontato il tema dei rapporti fra PA e terzo settore (sottolineando la grave dimenticanza nel programma della cooperazione sociale) toccando i temi della collaborazione fra TS e PA, della necessità di Co-programmazione fra privato sociale e PA e del bisogno di rivedere il tema della co-progettazione e dell’applicazione del codice degli appalti.