In apertura di questa seduta di consiglio siamo entrambi intervenuti sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio, laddove ha ricordato l’importanza della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel suo intervento Chiara ha ricordato che quest’anno le vittime di femminicidio hanno superato quota 75, ha sottolineato come la violenza di genere non sia solo quella fisica, ma anche quella economica e psicologica: forme più sottili ma altrettanto pervasive, che limitano la libertà delle donne e alimentano un clima culturale ancora profondamente sbilanciato. Ogni battuta sessista, ogni atteggiamento possessivo, ogni discriminazione quotidiana crea il terreno su cui germogliano forme più gravi e manifeste di violenza. Ha poi ricordato i recenti dati dell’USL: dal 1° gennaio al 20 novembre il pronto soccorso del Parini ha registrato 104 accessi riconducibili a violenza domestica e di genere, e in nove casi su dieci si trattava di donne. In molti episodi erano coinvolti anche minori, un aspetto spesso ignorato nel dibattito pubblico. Non siamo un’isola felice, e questo deve farci riflettere. Eugenio ha aggiunto «la violenza sulle donne, che rimane fondamentalmente un problema culturale, ha delle ricadute sull’intero contesto familiare. Per questo motivo è importante porre molta attenzione anche ai figli, condannati a crescere in un contesto di violenza. È importante, inoltre, intervenire, in maniera preventiva e successiva alle manifestazioni di violenza, sui potenziali maltrattanti in una logica non solo punitiva, ma anche riparativa. I percorsi per poter tornare a una normalità familiare sono fondamentali e non possono essere sottovalutati.»
Un punto importante del Consiglio ha riguardato la nomina dei membri di parte regionale della Commissione Paritetica Stato-Regione. Chiara ha ricordato l’importanza della Commissione paritetica, un organismo fondamentale perché elabora gli schemi dei decreti legislativi di attuazione dello Statuto e armonizza la legislazione nazionale con l’ordinamento valdostano. Durante l’ultima legislatura non è stato approvato nemmeno un decreto legislativo di attuazione per la Valle d’Aosta. Cinque anni senza risultati, nonostante una lunga serie di nomine, dimissioni e rimpasti, spesso poco trasparenti. Basterebbe questo per interrogarsi sull’operato della Commissione e rivalutarne la composizione, facendo una riflessione e condividendo le proposte con il Consiglio. Invece abbiamo saputo solo la mattina del Consiglio che la maggioranza intendeva riproporre i membri uscenti, Prof.ssa Randazzo, Avv. Nunziata, consigliere Marguerettaz. Abbiamo criticato duramente il metodo adottato anche questa volta: nomine a testa bassa, senza un vero confronto, senza definire obiettivi politici, senza condividere i profili con il Consiglio. La Commissione viene trattata come un luogo di prestigio e retribuzione, più che come uno strumento strategico dell’autonomia. Abbiamo dichiarato che non avremmo sostenuto le nomine proposte.
Eugenio ha sottolineato che «le norme di attuazione degli Statuti di autonomia hanno forza di legge prevalente rispetto alla norma statale. Rivestono quindi un ruolo determinante per la nostra Regione e, di conseguenza, la scelta dei componenti di parte regionale di una commissione di tale portata non può essere fatta con le modalità proposte – o meglio imposte – oggi dal Governo. Senza alcuna concertazione e coinvolgimento della minoranza. E’ stata una non necessaria manifestazione muscolare di potere dei numeri. È purtroppo sempre più evidente la politicizzazione di questi incarichi a scapito dell’utilizzo di criteri di competenza tecnica, neutralità, trasparenza e collegialità di nomina.
Per questa seduta avevamo depositato 9 iniziative, di cui 1 question time, 4 interrogazioni e 4 interpellanze.
Interrogazione a risposta immediata: Azioni adottate a sostegno dei lavoratori di Telecontact Center (Chiara, Eugenio) ![]()
Interrogazione: problemi all’impianto di riscaldamento del Liceo Bérard di Aosta (Eugenio) ![]()
Interrogazione: cronoprogramma dell’elettrificazione della ferrovia (Chiara) ![]()
Interrogazione: licenziamenti di autisti soccorritori interinali (Chiara, Eugenio) ![]()
Interrogazione: professione sanitaria intramuraria nella sanità regionale (Chiara, Eugenio) ![]()
Interpellanza: iter della norma di attuazione in materia di concessioni di derivazione d’acqua (Chiara, Eugenio) ![]()
Interpellanza: velostazione in località Montfleury ad Aosta (Eugenio) ![]()
Interpellanza: applicazione di misure del Piano di tutela delle acque in materia di concessioni idroelettriche (Chiara) ![]()
Interpellanza: liste di attesa nella sanità regionale (Chiara, Eugenio) ![]()
Interrogazione a risposta immediata: Azioni adottate a sostegno dei lavoratori di Telecontact Center (Chiara, Eugenio)![]()
L’azienda Telecontact, controllata direttamente da Tim, sarà ceduta alla società Dna Srl, (capitale sociale 10mila euro) che ha presentato un piano industriale fumoso. I lavoratori valdostani interessati dall’operazione sono ben 75, di cui 32 presso la sede di Aosta e 43 a Ivrea. In maggioranza sono donne di età lavorativa medio alta (45-55 anni) con maggiori difficoltà a ricollocarsi sul mercato. Chiara ha chiesto quali azioni ha intrapreso la Regione per tutelare questi lavoratori. L’Assessore ha risposto che il Governo ha avuto interlocuzioni con Tim e ha chiesto garanzie per i lavoratori, stabilità delle sedi – in particolare quella di Aosta – e un piano industriale che renda l’azienda competitiva. Se la cessione avverrà, secondo l’Assessore dovrà garantire tutela e continuità. Chiara ha replicato che sono importanti le interlocuzioni con le altre istituzioni e la società, ma sarebbe però utile anche approfondire se sia previsto un aumento di capitale sociale da parte di Tim, altrimenti un’azienda con quelle caratteristiche non può che dare da pensare ai lavoratori.
Interrogazione: problemi all’impianto di riscaldamento del Liceo Bérard di Aosta (Eugenio) ![]()
L’interrogazione riguarda la chiusura in data 10 Novembre 2025 di una parte del Liceo Bérard di Aosta che ha comportato il fatto che gli allievi di 10 classi sono stati rimandati a casa e tenuti in DAD per alcuni giorni.
Nell’ultimo mese, oltre all’accadimento al Liceo Bérard, si sono verificati altri episodi simili all’ISITIP MANZETTI DI AOSTA E ISILTP DI VERRES. In merito a quest’ultima segnalazione ho riferito di una problematica che si è già proposta più volte in passato e anche durante questo anno scolastico (peraltro in diretta ho comunicato che stava di nuovo accadendo oggi). Ho aggiunto che, probabilmente non per caso le suddette problematiche relative al riscaldamento si sono ripetute ad ogni inizio anno ed in particolare nei giorni di lunedì.
Alla luce di queste problematiche ho pertanto chiesto se, per quanto riguarda il Liceo Bérard, vi è correlazione tra i due problemi, nei due periodi diversi, se il problema è stato risolto e se è stato un guasto imprevedibile ed occasionale o se si è trattato, considerata appunto la giovane età dello stabile, di un problema più grave e strutturale.
Ho anche richiesto se vi sono dei dati, delle ricerche, degli studi sullo stato dell’arte degli edifici scolastici valdostani, ed in particolare sull’efficacia ed efficienza degli impianti di riscaldamento delle suddette strutture.
RISPOSTA LAVEVAZ
L’assessore ha chiarito che l’edilizia scolastica era incardinata precedentemente nell’Assessorato ai Lavori pubblici e che solo dal suo insediamento è stato accorpato sotto il suo Assessorato. Lo spostamento di competenze e uffici è ancora in corso e si sta ultimando. Rispetto all’interrogazione Lavevaz ha chiarito che da ex Sindaco mandare a casa i ragazzi è una delle cose più spiacevoli confermando la delicatezza del tema. Rispetto al problema del Liceo Bérard ha puntualizzato che il problema non è correlato con quello verificatosi nel 2023 (allora si è trattato di un problema di potenza elettrica insufficiente) ed è legato ad una pompa di calore (1 delle 2) che si è rotta. Sono in attesa del pezzo di ricambio (un giunto che dovrebbe arrivare a giorni) e nel frattempo hanno trovato delle soluzioni provvisorie: 3 classi sono rientrate al Bérard con riscaldamento elettrico temporaneo e 4 sono state spostate all’ITPR di via F. Chabod. Ha confermato di essere a conoscenza della questione dell’ISITL di Verres.
Interrogazione: cronoprogramma dell’elettrificazione della ferrovia (Chiara) ![]()
Abbiamo chiesto un aggiornamento dettagliato sul cronoprogramma dei lavori della ferrovia, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dall’Assessore in una conferenza stampa il 26 settembre, a ridosso delle elezioni, a Ivrea. Inoltre abbiamo chiesto lumi sul vecchio fabbricato ferroviario di Donnas, oggi in condizioni di evidente degrado, con il tetto collassato e nessun intervento programmato. L’assessore ha risposto dicendo che i lavori stanno continuando ma che per i dettagli ha rimandato al 12 dicembre, data in cui è previsto un sopralluogo con RFI, dopo il quale renderà noto l’aggiornamento. Sul fabbricato fatiscente di Donnas, a rischio di crolli, ha detto che il comune ha in corso delle interlocuzioni con RFI che ne è la proprietaria e che probabilmente non potrà essere abbattuto. Abbiamo poi saputo dopo il consiglio che si tratta di un edificio documento, sottoposto a vincolo. Il Comune ha avanzato alcune proposte di recupero, ma al momento tutto è fermo. Secondo Bertschy il 12 dicembre si parlerà anche di questa situazione. Monitoreremo.
Interrogazione: licenziamenti di autisti soccorritori interinali (Chiara, Eugenio) ![]()
Nove lavoratori interinali, autisti soccorritori assunti dall’ Usl non hanno ottenuto il rinnovo del contratto a causa della mancata effettuazione delle 100 ore di aggiornamento previste dalla delibera 404/2024. Pur comprendendo l’importanza della formazione continua, la situazione è paradossale: molti di questi lavoratori — già in condizioni di precarietà — svolgevano in media 180 ore mensili, più del personale fisso dipendente che ne svolge 144. In un settore in cui c’è una cronica carenza di personale, perdere nove persone formate è un problema. Senza il rinnovo della tessera di abilitazione, questi lavoratori non potranno partecipare al concorso USL di marzo, per l’assunzione di 43 autisti ambulanzieri, ritrovandosi tagliati fuori da una stabilizzazione futura. L’interrogazione chiedeva anche perché non sia stata applicata la deroga prevista dall’articolo 15 della delibera, pensata proprio per evitare situazioni sproporzionate come questa. C’è il dubbio che imporre ore di volontariato obbligatorio a personale precario potrebbe non essere neppure pienamente legittimo. L’Assessore ha risposto che la delibera 404 è stata concordata con le Associazioni di volontariato e che l’obbligo delle 100 ore è condizione indispensabile per avere la tessera abilitante, e che non si possono creare condizioni di disparità nel personale che svolge attività di soccorso/emergenza. Chiara ha replicato che la Regione deve promuovere un confronto tra i soggetti interessati senza penalizzare nessuno, ma anche scongiurando la perdita del lavoro per questi autisti interinali.
Interrogazione: professione sanitaria intramuraria nella sanità regionale (Chiara, Eugenio) ![]()
Con questa interrogazione abbiamo voluto porre l’attenzione sul fenomeno dell’attività di esercizio della libera professione sanitaria in intramoenia, che sta sollevando molti interrogativi a livello nazionale tanto che il Ministro della Salute recentemente ha affermato che potrà essere sospesa laddove le liste di attesa per le prestazioni ordinarie siano troppo elevate rispetto alle visite in intramoenia. Ci sono statistiche che evidenziano un superamento dei limiti anche per la Vda, specialmente per esami in ginecologia. Inoltre i costi sono elevati. E in Valle si aggiunge una indagine della Corte dei conti. Abbiamo chiesto di conoscere: 1) i risultati finanziari dell’intramoenia in ognuno degli ultimi tre anni (2022, 2023, 2024); 2) il numero di utenti dell’intramoenia in ognuno degli ultimi tre anni; 3) se sono stati effettuati confronti tra tariffe, prestazioni ed esami nell’intramoenia della sanità valdostana e quelli del servizio sanitario piemontese. L’Assessore ha risposto che l’attività di intramoenia è regolamentata (si svolge fuori dall’orario di lavoro e solo per chi lavora nel pubblico, con costi definiti) e che non può generare dei “blocchi” dell’attività ordinaria. Attualmente sono in atto controlli ancora più accurati soprattutto per le prestazioni in ginecologia. Nel 2022 l’intramoenia ha prodotto un introito di circa 126 mila euro, nel 2023 di circa 135 mila euro, nel 2024 circa 200 mila euro. Le prestazioni (che non significa il numero dei pazienti interessati) corrispondono rispettivamente a 27.596 nel 2022, 27.723 nel 2023, 28.935 nel 2024. Alla terza domanda ha risposto che non ci sono confronti con la situazione del Piemonte e che non sono neppure utili perché la situazione, anche dal punto di vista dei numeri della popolazione, è troppo diversa. Chiara ha replicato che riteniamo l’esercizio della professione intramuraria, entro certi limiti, utile per assicurare alla cittadinanza la possibilità di effettuare visite e esami, però a costi sostenibili e senza determinare gravi passività per la sanità pubblica, come sembrerebbe invece emergere anche dall’analisi della Corte dei conti. E senza andare a peggiorare la situazione delle liste di attesa, che invece stanno subendone le conseguenze in alcuni settori. I controlli vanno effettuati e la priorità deve essere comunque il sostegno alla sanità pubblica coperta dal servizio sanitario. La gente non capisce perché paga così tanto… Sul confronto con il Piemonte si può farlo almeno sulle tariffe, che da noi risultano più alte. Chiara ha proposto di riflettere e discutere di questo tema a livello di Consiglio, magari con un focus specifico all’interno della V commissione, visto che riguarda da vicino tutti i cittadini, coinvolti direttamente o indirettamente.
Interpellanza: iter della norma di attuazione in materia di concessioni di derivazione d’acqua (Chiara, Eugenio) ![]()
Nell’interpellanza Chiara ha ricostruito il percorso della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale il 28 gennaio 2025, dopo un iter lungo 6 anni e oltre, e trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 17 febbraio 2025, per l’emanazione del Decreto. Da quel momento nessun ulteriore atto istruttorio era necessario, il Governo nazionale avrebbe dovuto semplicemente promulgare il decreto legislativo. Ma tutto è fermo da mesi. Senza questa norma la Valle d’Aosta non può fare la legge regionale sulle concessioni, mentre altre regioni, con molti meno impianti idroelettrici, hanno già legiferato. In Valle d’Aosta ci sono 32 centrali in scadenza al 2029, i tempi minimi previsti — cinque anni prima della scadenza — per presentare il rapporto di fine concessione non sono più rispettabili se il Governo continua a non emanare il decreto. Per questo abbiamo chiesto quali iniziative politiche e istituzionali la Giunta abbia preso negli ultimi mesi, perché non vi è traccia di interlocuzioni efficaci. Il Presidente Testolin ha detto che le interlocuzioni con il Governo sono continuate e che c’è attenzione, ma abbiamo capito che non c’è nulla di concreto, nonostante l’accordo politico UV-FI citi questo tema, come lo fa il programma della nuova Giunta. In replica Chiara ha riportato l’attenzione sul quadro politico che si è creato intorno alla norma di attuazione. Ha citato il deposito di una interrogazione di AVS, PD e M5S in Parlamento per sollecitare il decreto, il rifiuto del deputato Manes di sottoscriverla (che ha depositato una iniziativa autonoma il giorno dopo) e le sue dichiarazioni ( “su temi così importanti non esistono schieramenti politici”). Se davvero non esistono schieramenti, perché il deputato non ha firmato l’interrogazione parlamentare? È evidente che la linea politica è cambiata e che oggi la nostra Regione venga percepita come parte stabile della coalizione di governo nazionale. Continueremo a sollevare il tema in tutte le sedi, perché i valdostani non possono essere privati di una norma fondamentale per il futuro del settore idroelettrico e per l’autonomia regionale.
Interpellanza: velostazione in località Montfleury ad Aosta (Eugenio)![]()
Nell’ambito di un progetto transfrontaliero finanziato con fondi europei del Programma Interreg VI-A Italia–Francia ALCOTRA, è stata realizzata la Velostazione sita in località Montfleury del Comune di Aosta che è di competenza dell’Assessorato regionale allo sviluppo economico, formazione e lavoro, trasporti e mobilità sostenibile. Tale struttura non è mai stata inaugurata, non è attiva e sembra non risultare tra le postazioni utilizzabili tramite l’applicazione Weelo prevista.
Si sa che vi sono state delle interlocuzioni tra l’Amministrazione regionale e il Comune di Aosta per definire l’eventuale trasferimento di competenze della Velostazione dalla Regione al Comune.
L’interpellanza verte pertanto a conoscere se:
- se la Velostazione realizzata dalla Regione in località Montfleury è in funzione e, in caso affermativo, se è utilizzabile con l’App Weelo;
- quali sono i motivi per cui, a due anni dalla sua costruzione, non è ancora in funzione;
- se è intenzione della Giunta provvedere in tempi brevi alla sua attivazione;
- quali sono i motivi per cui, a seguito delle interlocuzioni avvenute con il Comune di Aosta, non si sia addivenuti ad un accordo per il trasferimento alle competenze del Comune della Velostazione, in una logica di gestione unica della rete ciclabile di Aosta.
RISPOSTA BERTSCHY
L’assessore ha confermato subito la sua intenzione di spostare la competenza del Box al Comune, precisando che si è stupito nell’apprendere che così non fosse. ” Ci manca che la Regione si occupi dei Box per le bici!” ha detto. Riprenderanno l’interlocuzione con Comune di Aosta e Società servizi per andare in quella direzione.
Conferma l’attenzione dell’Amministrazione verso il tema demandando alla Consulta i dovuti approfondimenti. A proposito della Consulta Bertschy precisa che è in fase di completamento di iter il Piano della Mobilità Ciclistica che dovrà a breve passare in Commissione e all’esame della Consulta per la successiva approvazione.
Attualmente il Box è inutilizzabile per un problema elettrico che si intende risolvere a breve con anche il completamento delle pratiche per l’attivazione dell’applicazione Weelo.
Interpellanza: applicazione di misure del Piano di tutela delle acque in materia di concessioni idroelettriche (Chiara) ![]()
L’associazione dei piccoli imprenditori idroelettrici, Assoidroelettrica, ha presentato ricorso contro una specifica misura del Piano di Tutela delle Acque relativa all’applicazione della Direttiva Derivazioni, volta a tutelare maggiormente i corsi d’acqua. Chiara ha spiegato che la contestazione nasce dal fatto che la Valle d’Aosta ha applicato la misura solo agli impianti fino a 3 MW, escludendo quelli più grandi, cioè quelli con impatti ambientali molto più rilevanti. Questa scelta crea una disparità tra i diversi operatori del settore: i piccoli devono adeguarsi a vincoli e regole sui deflussi più rigidi, mentre i grandi impianti — gestiti da CVA — ne sono esonerati. Se però venisse applicata a tutti gli impianti, di fatto perderebbe ogni valenza e la tutela andrebbe a farsi benedire. L’udienza al Tribunale speciale delle acque era fissata per il 15 ottobre e abbiamo quindi chiesto quali elementi sono emersi, le motivazioni alla base delle esenzioni previste e se il Governo regionale intende difendere l’impostazione data oppure pensa di valutare delle modifiche. L’assessore Sapinet ha risposto che l’udienza è stata rinviata al 3 dicembre e che in quell’occasione si potranno depositare delle memorie, quindi il Giudice farà la sua istruttoria e si andrà sicuramente più in là per l’udienza vera e propria e per la deliberazione della sentenza. Ha aggiunto che la misura non si applicherà a tutte le derivazioni di potenza superiore a 3 MW ma solo ai casi di rinnovo delle concessioni afferenti a impianti di quella taglia. Infine ha detto che la Regione intende mantenere la misura del PTA perché ricalca quelle previste dagli allegati tecnici della Direttiva Derivazioni. Chiara ha replicato affermando che il PTA deve essere uno strumento di tutela ambientale, non un elemento di squilibrio competitivo. La risposta non ha chiarito la logica che ha portato a limitare l’applicazione della Direttiva Derivazioni solo agli impianti di piccola taglia. L’obiettivo della direttiva europea è garantire un deflusso ecologico adeguato, soprattutto nei tratti di torrente più fragili. Per questo è illogico che gli impianti più impattanti non siano soggetti alle stesse regole. La misura in questione rischia di favorire anche la costruzione della centrale a Morgex, progetto molto discutibile e al centro dell’attenzione in questo periodo. La Regione ha il dovere di correggere una scelta normativa che rischia di minare sia la tutela dei corsi d’acqua sia l’equità tra operatori del settore.
Interpellanza: liste di attesa nella sanità regionale (Chiara, Eugenio) ![]()
Le liste d’attesa sono un annoso problema… Ora ci risulta che vari utenti in lista d’attesa sono stati richiamati dopo mesi per effettuare esami in una struttura fuori Valle, ma a fronte dei disagi per lo spostamento e dei costi totali (viaggio compreso), paragonabili a quelli praticati da strutture private locali, hanno rinunciato e sono stati cancellati dalle liste, falsando così verosimilmente i dati sulla reale situazione delle stesse. Abbiamo chiesto di conoscere i tempi di attesa per esami diagnostici strumentali; se sia vero che chi ha rinunciato sia stato depennato tout court dalle liste, senza nessuna annotazione; quali sono le prime misure concrete che il Governo intende adottare, in particolare rispetto ai progetti di “Ospedale flessibile” contenuti nel Programma di legislatura; se c’è intenzione di incrementare ulteriormente il ricorso alle strutture private accreditate invece di potenziare il servizio sanitario pubblico. L’Assessore ha risposto che il tema è complesso e non riguarda solo la Vda. Sono in atto misure per ridurre i tempi di attesa, tra cui il rafforzamento del personale, l’attrattività, il reclutamento di specialisti convenzionati e l’attività di Libera professione aziendale (Lpa), l’estensione degli orari delle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche e l’Ospedale adattabile con una gestione maggiormente dinamica a seconda delle esigenze della stagione, sia rispetto ai picchi influenzali che all’affluenza turistica. Sui tempi di attesa ha precisato che sono correlati al codice di priorità solo per le prestazioni di primo accesso e non per le visite di controllo. I tempi di prenotazione cambiano a seconda del tipo di esame da eseguire e della sede di erogazione. In presenza di problematiche contingenti (improvvise carenze di personale o riorganizzazioni per garantire la copertura delle urgenze), l’Ausl può ricorrere alle liste di galleggiamento da utilizzare esclusivamente in maniera eccezionale, temporanea e motivata, quando l’agenda ordinaria risulta momentaneamente indisponibile. Gli utenti inseriti in lista vengono ricontattati secondo ordine cronologico, non appena si rendono disponibili nuovi spazi. In caso di rifiuto della data proposta o della sede di erogazione in strutture extraregionali, l’utente viene cancellato dalla lista. Andare fuori Valle è l’unica risposta possibile quando in regione le agende sono sature o i tempi di attesa non sono compatibili con il codice di priorità assegnato. L’Ausl si avvale stabilmente della collaborazione di strutture private accreditate, un supporto integrativo e complementare, necessario per far fronte alla situazione attuale. Secondo Marzi ciò non modifica la volontà di investire sul potenziale della struttura pubblica, che rimane la priorità. Chiara ha replicato che la popolazione è sempre più anziana, dislocata in vallate laterali e c’è difficoltà a spostarsi fuori Valle e perdere intere giornate per spostarsi. Il fatto che gli utenti vengano cancellati tout court dalle liste è scorretto, perché è una rinuncia forzata. Il galleggiamento, creato per far diminuire le liste di attesa, doveva terminare nel 2025 ma così non sarà e le liste d’attesa si allungano. Ci si chiede anche come vengano calcolate le urgenze. Un cittadino che ha fatto lo screening è stato convocato per una colonscopia dopo due mesi: un tempo decisamente lungo per chi è in ansia, tanto che si rivolgerà altrove. Appare sempre più evidente il ricorso generalizzato alla sanità privata a scapito di quella pubblica. Una situazione sconfortante.