Per questo Consiglio avevamo depositato 12 iniziative, di cui cinque interrogazioni, sei interpellanze e una mozione, che per ragioni di tempo non è stata discussa.

All’ordine del giorno c’era anche una legge dmodifica della disciplina dello svolgimento delle prove di francese all’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione, su cui abbiamo proposto degli emendamenti non accettati. Ci siamo quindi astenuti.  Chiara, in discussione generale ha ribadito il giudizio negativo sul nuovo esame di maturità voluto dal Governo nazionale, a partire dalla ridenominazione che ne indebolisce la natura istituzionale e certificativa e che, in prospettiva, rischia di incidere sul valore legale del titolo di studio. Le maggiori perplessità riguardano però la riduzione dei commissari da sei a quattro, motivata da presunti risparmi che non trovano riscontro, mentre ciò che servirebbe davvero sarebbe l’aumento dei compensi, fermi da quasi vent’anni. È negativo anche l’impoverimento del colloquio orale e la scelta centralizzata delle materie. Per la Valle d’Aosta si aggiunge un’imposizione inaccettabile per una Regione autonoma, giustificata da un parere ministeriale che non escludeva interlocuzioni politiche. Siamo consapevoli che forzare ora la mano penalizzerebbe gli studenti; per questo abbiamo condiviso la richiesta dei sindacati di limitare la norma all’anno in corso e di lavorare a una nuova disciplina regionale, obiettivo che perseguiamo con l’emendamento depositato. Eugenio ha aggiunto: «Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui sembra che siamo tutti d’accordo, ma ci stiamo incartando sulle modalità. Bene che ci siano degli ordini del giorno su questo disegno di legge, ma il nostro emendamento, che introduce la transitorietà, è uno strumento più forte. Per le verifiche che abbiamo fatto, la clausola di transitorietà rappresenta una tecnica legislativa ordinaria e del tutto legittima. La richiesta arriva forte dalla scuola: molte istituzioni scolastiche hanno chiesto l’inserimento di una norma transitoria.»

1) Interrogazione: Situazione degli impianti di Weissmatten durante le festività (Chiara)

2) Interrogazione: Gratuità della navetta verde ad Aosta (Eugenio, Chiara)

3) Interrogazione: Interventi nella Piana di Clavalité a Fénis (Chiara)

4) Interrogazione: Gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel quartiere Cogne di Aosta da parte di Arer (Eugenio)

5) Interrogazione: Differenze tra previsioni di bilancio e consuntivo finale di spesa per le missioni 12 “Servizi sociali” e 13 “Tutela della salute” (Eugenio)

6) Interpellanza: Organizzazione degli equipaggi di elisoccorso (Chiara)

7) Interpellanza: Problemi di riscaldamento nelle scuole (Eugenio) 

8) Interpellanza: Costituzione delle Comunità energetiche rinnovabili di iniziativa pubblica (Chiara) 

9) Interpellanza: Programmazione del trasporto pubblico locale a emissioni zero e coerenza degli investimenti energetici (Chiara) 

10) Interpellanza: Sperimentazione della riforma della disabilità (Eugenio)

11) Interpellanza: Realizzazione della Maison de la Montagne (Eugenio)

12) Mozione: Sollecito per l’approvazione della norma di attuazione sulle concessioni di derivazione d’acqua da parte del Consiglio dei Ministri (gruppi AVS, PD-FP e AdC) RINVIATA

 

Interrogazione: Situazione degli impianti di Weissmatten durante le festività (Chiara)

Chiara ha interrogato il Governo regionale su tre aspetti critici della gestione del comprensorio di Weissmatten: 1. le ragioni della chiusura degli impianti per l’intero periodo festivo dall’8 dicembre al 10 gennaio, nonostante condizioni che, secondo molti operatori e frequentatori, avrebbero consentito almeno un’apertura parziale; 2. i motivi dell’attivazione solo parziale dello Snowpark Sonne, avvenuta soltanto dal 9 gennaio; 3. l’eventuale legame tra le previsioni di vento del 9-10 gennaio e l’apertura degli impianti in quelle stesse date. L’assessore Bertschy ha ricondotto tutte le decisioni a valutazioni tecniche e di sicurezza, affermando che nel mese di dicembre le temperature utili all’innevamento artificiale sono state le meno favorevoli degli ultimi quarant’anni e che anche la neve naturale al suolo ha raggiunto i livelli più bassi degli ultimi vent’anni. In tale contesto, l’attuale configurazione dell’impianto di innevamento non avrebbe consentito di ampliare l’offerta sciistica. L’apertura parziale dello Snowpark Sonne è stata giustificata con criteri di prudenza, nonostante il ruolo centrale dell’infrastruttura per l’attrattività del comprensorio. L’Assessore ha inoltre escluso qualsiasi correlazione tra le previsioni di vento e l’apertura degli impianti, richiamando dati di affluenza che dimostrerebbero come, anche in giornate con numeri ben più elevati di sciatori, non si sia proceduto ad ampliare l’offerta in assenza delle condizioni minime richieste. Nella replica, Chiara ha sottolineato come situazioni analoghe e risposte simili si ripetano da anni, alimentando legittime perplessità non solo in Consiglio, ma soprattutto tra chi vive e lavora stabilmente a Gressoney-Saint-Jean. Ha richiamato segnalazioni circostanziate di frequentatori abituali, noleggiatori e commercianti, che mettono in dubbio la reale impossibilità di aprire almeno una parte del comprensorio e denunciano una comunicazione tardiva e inefficace da parte della società di gestione. Pur senza attribuire intenzioni gestionali deliberate, Minelli ha evidenziato che il semplice fatto che tali dubbi circolino tra operatori esperti del territorio è di per sé un segnale da non sottovalutare. Infine ha ribadito che, a fronte di investimenti pubblici ingenti, in particolare sullo Snowpark Sonne, è necessario garantire piena operatività e trasparenza, affinché strutture strategiche per famiglie e economia locale non restino sottoutilizzate e non si trasformino in un costo senza ritorno per la comunità.

 

Interrogazione: Gratuità della navetta verde ad Aosta (Eugenio, Chiara)

L’interrogazione chiede chiarimenti sulla decisione della Regione di non proseguire, dopo i sei mesi di sperimentazione, la gratuità della “Navetta Verde” ad Aosta, iniziativa condivisa con il Comune e inserita negli strumenti di pianificazione della mobilità.Si ricorda il generale apprezzamento dell’utenza e il valore della misura in termini di riduzione del traffico e dell’inquinamento. Si domanda se esistano valutazioni o intenzioni per riproporre o stabilizzare il servizio gratuito. Si richiedono inoltre dati sull’utilizzo della navetta durante il periodo di gratuità rispetto al periodo precedente. Infine, si chiedono le valutazioni politiche e strategiche della Giunta rispetto agli obiettivi della sperimentazione e dei piani di mobilità vigenti.

L’Assessore Bertschy ha spiegato che la sperimentazione semestrale della gratuità della Navetta Verde non è proseguita per ragioni amministrative e politiche, legate alle risorse disponibili e al passaggio di legislatura. Ha precisato che era necessario verificare la volontà del nuovo assetto amministrativo, in particolare del Comune di Aosta, che ha un ruolo centrale nel servizio. Ha riferito che il Comune ha manifestato l’intenzione di proseguire e rafforzare il progetto e che vi è la volontà di riproporlo e stabilizzarlo fino alla scadenza dell’attuale appalto del TPL nel 2027. Ha valutato positivamente i dati di utilizzo, pur riconoscendone la complessità interpretativa a causa dei cantieri, richiamando i 121.858 utenti trasportati e l’aumento nel secondo trimestre, e ha indicato la possibilità di una ripartenza già da marzo.

Ho ringraziato per la risposta, sottolineando che sei mesi di sperimentazione sono insufficienti per una valutazione solida, anche perché i dati sono stati condizionati da cantieri e interruzioni. Ho evidenziato la necessità di un’analisi più approfondita e di chiarire il concetto di gratuità, osservando che una gratuità estesa all’intera linea sarebbe più efficace. Ho accolto positivamente l’ipotesi di stabilizzazione fino al 2027 e ho ribadito l’importanza di integrare la navetta con parcheggi di interscambio e per biciclette per promuovere una mobilità urbana più sostenibile.

 

Interrogazione: Interventi nella Piana di Clavalité a Fénis (Chiara)

L’interrogazione sulla Piana di Clavalité nasce dalla preoccupazione per possibili interventi in un’area di straordinario valore paesaggistico, ambientale e storico-culturale. Chiara ha chiesto se il Governo regionale fosse a conoscenza delle previsioni contenute nella variante non sostanziale al Piano regolatore del Comune di Fénis, se le strutture regionali avessero espresso osservazioni o prescrizioni, se fosse stato adeguatamente considerato il valore del Pianoro e se, in occasione della rassegna Musicastelle, vi fossero state difficoltà nei rapporti con i proprietari dei terreni. L’assessore ha risposto che la Regione era a conoscenza della variante n. 7 al PRGC, esaminata nell’ambito della verifica di assoggettabilità a VAS, conclusasi con l’esclusione dalla procedura a condizione del rispetto di specifiche misure di mitigazione. È stato precisato che la variante prevede lo spostamento e la riduzione dell’area a verde pubblico ricreativo, il recupero di un rudere esistente e l’installazione di sole strutture temporanee, senza consumo di suolo permanente. Gli uffici regionali hanno segnalato la presenza di pericolosità idraulica medio-alta; il Comune ha dichiarato l’assenza di alternative localizzative e che la nuova soluzione risulta più sicura rispetto a quella del 2020. Per Musicastelle è stato chiarito che i rapporti con i proprietari dei terreni sono gestiti direttamente dal Comune ospitante. La Regione ha infine ribadito che vigilerà sul rispetto delle norme di tutela ambientale e paesaggistica. Chiara ha replicato che pur prendendo atto delle rassicurazioni, resta una preoccupazione sostanziale. La Piana di Clavalité è un’area di elevatissimo pregio, con peculiarità storiche e naturalistiche uniche, riconosciute anche se non formalmente inserite nel PTP. L’interrogazione nasce anche dal fatto che è in corso una procedura espropriativa per circa 4.500 metri quadrati, rispetto alla quale molti cittadini e proprietari si chiedono se sia davvero necessario arrivare all’esproprio per garantire attività ricreative che in passato si sono svolte senza conflitti. Il punto centrale non è solo ciò che l’attuale amministrazione dichiara di voler fare, ma ciò che la variante urbanistica consente potenzialmente di fare nel tempo: la destinazione finale dell’area non appare sufficientemente chiara e questo alimenta timori legittimi. Per questo appare indispensabile una maggiore interlocuzione con i soggetti interessati, affinché procedure formalmente corrette non producano effetti critici su un territorio così delicato.

 

Interrogazione: Gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel quartiere Cogne di Aosta da parte di Arer (Eugenio)

L’interrogazione riguarda le persistenti criticità nei complessi di edilizia residenziale pubblica “Stura” e “Filippine” del Quartiere Cogne di Aosta, oggetto di recenti interventi di riqualificazione da parte di ARER. Nonostante alcuni miglioramenti, come la sistemazione della sala d’attesa, restano irrisolti problemi già segnalati relativi alla qualità, tempestività e professionalità degli interventi manutentivi e al malfunzionamento dei portoni di accesso. Sono inoltre emerse nuove problematiche connesse ai lavori, tra cui la presenza di rifiuti di cantiere, la comparsa di muffe negli alloggi, ascensori non completati o difettosi, la mancata restituzione degli stendini esterni, guasti elettrici e interventi di personale non identificabile. Viene evidenziata l’inefficacia delle attuali modalità di segnalazione dei disservizi, l’assenza di riscontri formali e le difficoltà legate alla gestione della documentazione ISEE. L’interrogazione chiede se ARER sia a conoscenza delle criticità, quali azioni intenda intraprendere, se siano previste nuove procedure di segnalazione e controllo e se i lavori di riqualificazione siano conclusi o ancora in corso, con le relative tempistiche.

Sapinet ha riferito le risposte di ARER, precisando che sui portoncini dei fabbricati gli interventi erano stati ripetuti, ma le manomissioni continuavano. Ha escluso la presenza di rifiuti non smaltiti e spiegato che eventuali criticità sono state rimosse su segnalazione. La muffa era stata ricondotta a isolamento e scarsa ventilazione, con interventi specifici e informazione agli inquilini. Gli ascensori risultavano collaudati e funzionanti, con sola rimozione della pellicola residua. Gli stendini erano stati rimossi a carico degli inquilini e il ripristino richiedeva autorizzazione. I controlli sugli impianti elettrici non avevano evidenziato problemi generali. Le segnalazioni risultavano tracciate a sistema e l’ISEE acquisito d’ufficio. Ha infine richiamato l’ampia riqualificazione del quartiere Cogne.

Ho ringraziato per la risposta, ma ho ricordato che si tratta di edilizia popolare e di persone spesso anziane o con difficoltà digitali. Ho sottolineato che procedure e regolamenti devono essere semplificati, evitando meccanismi complessi come il rappresentante di scala. Ho segnalato casi di documenti consegnati senza riscontro, con conseguenze economiche per gli inquilini. Ho chiesto maggiore chiarezza sui tempi di conclusione dei lavori. Ho condiviso l’obiettivo della riqualificazione, ribadendo però l’importanza di comunicazione chiara, operatori sempre identificabili e interventi tecnicamente adeguati.

 

Interrogazione: Differenze tra previsioni di bilancio e consuntivo finale di spesa per le missioni 12 “Servizi sociali” e 13 “Tutela della salute” (Eugenio)

L’interrogazione richiama i dati della Relazione di gestione 2024, evidenziando forti scostamenti tra stanziamenti iniziali e spesa effettivamente impegnata per le Missioni 12 (politiche sociali e famiglia) e 13 (tutela della salute). In particolare, nel 2024 risultano non spesi oltre 44 milioni per la Missione 12 e oltre 215 milioni per la Missione 13. Vengono inoltre richiamati gli stanziamenti previsti nei bilanci 2025 e 2026, che appaiono in aumento ma non radicalmente diversi dagli anni precedenti. Il consigliere chiede alla Giunta di chiarire le cause di tali scostamenti, se siano previsti analoghi differimenti anche nel consuntivo 2025 e per quali ragioni vi sia un incremento significativo degli stanziamenti tra il 2024 e il 2026 per entrambe le Missioni.

Manzi ha spiegato che i quesiti erano di natura tecnica e che le modalità di redazione del Bilancio regionale sembrano parlare in “ostrogoto”. Essendo dati legati alla contabilità pubblica armonizzata, il confronto diretto tra stanziamento iniziale e consuntivo non è corretto. Ha chiarito che le missioni comprendono spesa corrente e investimenti e che gran parte degli scostamenti è dovuta al Fondo Pluriennale Vincolato, che rinvia risorse agli anni successivi. Per la Missione 12 ha precisato che una quota rilevante delle somme è stata differita e che l’avanzo libero effettivo è contenuto. Per la Missione 13 ha ricondotto lo scostamento soprattutto agli investimenti sanitari, in particolare al nuovo ospedale, agli investimenti dell’USL e al PNRR. Ha aggiunto che i differimenti non sono costanti nel tempo e che nel 2026 gli stanziamenti risultano in diminuzione rispetto al 2024. Ha concluso invitando a non confondere l’avanzo libero con inefficienze di spesa.

Ho ringraziato per la risposta, riconoscendo anche con ironia la complessità del linguaggio contabile, e chiedendo la risposta scritta per poter analizzare meglio i dati (cosa che mi ha fornito). Dico di essermi già confrontato con gli uffici per comprendere le logiche di previsione, di competenza e di impegno. Sulla Missione 13 confermo che mi aspettavo un forte peso del nuovo ospedale e prendo atto della conferma. Sulla Missione 12 segnalo invece una maggiore difficoltà di lettura e chiedo chiarimenti su come vengono contabilizzati i fondi sociali destinati a servizi specifici.

 

Interpellanza: Organizzazione degli equipaggi di elisoccorso (Chiara)

A differenza di quanto avviene in altre realtà regionali e nazionali – ha ricordato Chiara -, in Valle d’Aosta negli equipaggi impegnati nelle attività di emergenza non è attualmente prevista la presenza dell’infermiere: l’assistenza sanitaria pre-ospedaliera è infatti garantita esclusivamente dal medico a bordo, ma il monitoraggio dei pazienti, le manovre sanitarie e la continuità assistenziale potrebbero essere meglio garantiti dell’ulteriore presenza dell’infermiere. All’inizio di gennaio, gli organi di stampa hanno riportato la posizione dell’Ordine delle professioni infermieristiche che ha auspicato l’avvio di un confronto istituzionale sullo sviluppo di modelli organizzativi che valorizzino pienamente le competenze infermieristiche. Abbiamo quindi chiesto quali siano i criteri adottati per la composizione degli equipaggi, se la loro configurazione sia fissa o modulabile in base al tipo di intervento e se vi sia l’intenzione di avviare, come richiesto dall’Opi, un confronto per migliorare la gestione dell’emergenza territoriale. Nella risposta il Presidente Testolin ha richiamato la convenzione tra l’Amministrazione regionale e l’Usl, con scadenza il 28 aprile 2028, che indica la composizione dell’equipaggio tecnico-sanitario con riferimento al contratto di pubblico servizio tra Regione e Soccorso Alpino valdostano, prevedendo due tecnici specializzati e un tecnico di soccorso alpino cinofilo con cane brevettato per la ricerca in valanga da dicembre a maggio per operatività diurna ad integrazione dell’equipaggio. Questi tecnici devono obbligatoriamente seguire un apposito percorso formativo certificato dall’Usl. La componente sanitaria è, invece, garantita dall’Usl che assicura la copertura del servizio con proprio personale sanitario adeguatamente preparato all’operatività in ambiente alpino dal Soccorso Alpino Valdostano, per scelta inquadrato con il medico. Completano l’equipaggio, il pilota (ne occorrono due in orario notturno) e un operatore al verricello di soccorso. Il capitolato speciale d’appalto per l’elisoccorso prevede la possibilità di rimodulare la composizione degli equipaggi in base a specifiche esigenze operative, come gli interventi su valanga con tecnici cinofili e cani, il trasporto della squadra taglio dei Vigili del fuoco o i trasporti secondari programmati, in cui l’equipaggio può essere integrato con un infermiere oltre al medico rianimatore. Quanto alla richiesta dell’Ordine delle professioni infermieristiche, l’Assessorato della sanità ha programmato uno specifico incontro con l’Opi e con gli altri attori del sistema per affrontare in maniera condivisa le situazioni segnalate e individuare soluzioni concrete volte al rafforzamento dell’efficacia, della sicurezza e della qualità del servizio di emergenza territoriale. Secondo Testolin l’Opi ha richiesto l’avvio di un confronto istituzionale al fine di valutare e approfondire eventuali possibili sviluppi di modelli organizzativi per valorizzare le competenze infermieristico, senza in alcun modo alimentare polemiche o strumentalizzazioni. Chiara ha replicato che l’intento non è quello di alimentare polemiche ma di prendere in carico un’esigenza sentita dagli infermieri ma anche dalle persone che hanno avuto l’esperienza di essere elitrasportate e hanno notato l’assenza di questa figura che ha delle competenze sanitarie di base che un pilota o una guida alpina non hanno. Convenzioni e protocolli possono essere rivisti e aggiornati per migliorare le performance del servizio. Ha accolto con favore l’intenzione di approfondire il tema in un incontro con i soggetti interessati: visto che l’elisoccorso valdostano è considerato un modello è importante interrogarsi sulla possibilità di avviare una sperimentazione introducendo l’infermiere negli equipaggi per i trasporti emergenziali.

Interpellanza: Problemi di riscaldamento nelle scuole (Eugenio)

Con l’interpellanza si richiama l’attenzione su una criticità che sta assumendo carattere strutturale: i ripetuti problemi di riscaldamento nelle scuole valdostane. Il 7 gennaio 2025 gli studenti dell’Istituzione Manzetti di Aosta sono stati rimandati a casa per un guasto agli impianti, con conseguente ricorso alla didattica a distanza per alcuni giorni. Non si è trattato di un episodio isolato: nello stesso anno scolastico il Manzetti è rimasto al freddo già a ottobre e novembre, e situazioni analoghe si sono verificate in altri istituti della regione. Tali eventi hanno causato disagi a studenti, personale e famiglie, compromettendo la continuità didattica. Si richiama una precedente affermazione dell’Assessore Lavevaz, secondo cui lasciare una scuola al freddo non dovrebbe mai accadere, chiedendo coerenza tra dichiarazioni e azione amministrativa. Si domanda se i guasti siano riconducibili alla stessa causa e se gli interventi effettuati siano risolutivi o solo temporanei. Infine, si sollecita l’avvio di un monitoraggio sistematico e preventivo degli impianti di riscaldamento di tutte le scuole, superando la logica dell’emergenza.

L’Assessore ha chiarito che, di fronte a disservizi come quello verificatosi, la priorità assoluta è sempre la risoluzione immediata del problema e la tutela della continuità scolastica. Ha spiegato che il disservizio del 7 gennaio non è dipeso dall’impianto interno del Manzetti, ma da un’interruzione del vettore energetico del teleriscaldamento di Telcha, che ha interessato anche altri edifici limitrofi. Ha riconosciuto una carenza nella comunicazione preventiva, che avrebbe potuto consentire una programmazione anticipata della DAD. Ha illustrato come le basse temperature e l’irregolarità del vettore abbiano rallentato il ripristino completo dell’impianto, rendendo necessari più giorni di didattica a distanza. Ha precisato che i problemi di ottobre-novembre non erano collegati, ma derivavano da un intervento migliorativo estivo di collegamento alla condotta principale, che aveva generato bolle d’aria nel sistema. Ha ricordato che dal 2024 la gestione del calore è affidata a ENGIE con un contratto pluriennale che prevede importanti investimenti su efficienza, telecontrollo e sicurezza degli impianti. Ha infine sottolineato che il Manzetti è un edificio vetusto destinato a demolizione e ricostruzione, per cui non sono previsti grandi investimenti strutturali, confidando comunque nella relativa semplicità del sistema di teleriscaldamento per affrontare l’ultimo periodo di esercizio.

Replica
Ho ringraziato l’Assessore per la puntualità e l’attenzione dimostrata, riconoscendo la complessità della situazione. Ho chiesto un approfondimento specifico sul contratto con ENGIE, domandando se, oltre agli interventi migliorativi previsti, sia contemplato anche uno screening e una verifica sistematica di tutti gli impianti, come sollecitato dall’interpellanza. Ho concluso esprimendo soddisfazione per il chiarimento ricevuto e rinnovando il ringraziamento.

 

Interpellanza: Costituzione delle Comunità energetiche rinnovabili di iniziativa pubblica (Chiara)

Chiara ha ricordato ancora una volta che le comunità di energia rinnovabile rappresentano una modalità innovativa di produzione e consumo energetico. Con l’interpellanza ha chiesto aggiornamenti sul loro sviluppo in Valle d’Aosta, più precisamente quali enti locali abbiano presentato domande per i contributi, quanti fondi siano stati utilizzati, quanti impianti pubblici si prevedano entro il 2026 e con quale potenza, e quale bilancio complessivo possa essere tracciato sul triennio 2023-2025. L’Assessore ha riferito che ad oggi sono arrivate due domande di contributo (!!!), per un totale di 254.846 € su 800.000 € disponibili, e che altre due sono in fase di presentazione. Gli studi in corso determineranno la possibilità di realizzare impianti e la potenza produttiva. Il bilancio 2023-2025 è considerato dall’Assessore molto positivo (sic!): sono state messe a disposizione leggi, studi, bandi e supporto tecnico agli enti locali. La partecipazione pubblica è ancora limitata (solo 4 enti pubblici su oltre 1.400 domande), ma la strategia prosegue insieme agli enti locali, senza distinguere rigidamente pubblico e privato. Sono stati realizzati incontri formativi e supporto informativo per favorire scelte consapevoli e sostenibili. Chiara ha replicato chiedendosi come si fa a ritenere molto positivo il fatto che nessuna CER pubblica è formalmente costituita?? Solo due domande per gli studi di fattibilità sono state presentate e niente si dice sulla potenza che sarà installata. Non risultano relazioni del comitato tecnico permanente, e CVA non è stata coinvolta come riferimento tecnico. Sebbene la situazione nazionale non sia ottimale, questo non attenua la criticità della situazione regionale. In una regione piccola con una società pubblica strategica come CVA, si sarebbe potuto fare di più, anche per creare occupazione locale. Chiara ha sottolineato la necessità di sostenere le CER come strumento di partecipazione e transizione energetica, con pieno coinvolgimento della popolazione, valorizzando il potenziale locale e promuovendo iniziative concrete nel settore delle energie rinnovabili. Infine ha rilevato che, nonostante gli strumenti normativi e i finanziamenti disponibili, l’operato della Regione non ha garantito una politica energetica autonoma ed efficace. La limitata costituzione di CER pubbliche, l’impiego parziale dei fondi previsti e la mancata valorizzazione del ruolo tecnico di CVA evidenziano una gestione insufficiente delle opportunità offerte dal PNRR e dalla legge regionale, con conseguente perdita di potenziale in termini di transizione energetica e sviluppo locale. Ci vuole un cambio di passo della Regione e del Celva.

 

Interpellanza: Programmazione del trasporto pubblico locale a emissioni zero e coerenza degli investimenti energetici (Chiara)

Chiara ha collegato l’obiettivo Fossil Fuel Free 2040 alla decarbonizzazione del trasporto pubblico locale, ricordando i test svolti nel 2024 su linee extraurbane valdostane con un autobus elettrico a batteria. I risultati – già illustrati in Consiglio – hanno confermato l’affidabilità anche in condizioni invernali e su forti dislivelli, con autonomie stimate oltre i 300 km su tratte come Aosta–Pont-Saint-Martin e Aosta–Courmayeur e fino a circa 380 km sulla Aosta–Bionaz grazie alla frenata rigenerativa. Secondo gli studi di Eurac Research le batterie moderne mantengono buone prestazioni anche sotto zero se correttamente gestite, la ricarica notturna in deposito risulta nella maggior parte dei casi sufficiente, con eventuali integrazioni ai capolinea. A parità di energia rinnovabile, l’idrogeno è risultato meno efficiente e più costoso lungo l’intera filiera rispetto alla trazione elettrica a batteria, con maggiore complessità impiantistica e manutentiva. Chiara ha citato il mercato europeo, dove i bus elettrici a batteria sono largamente prevalenti, e l’investimento di VITA, che ha acquistato 10 autobus elettrici e, con CVA, ha avviato lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica. Siamo critici sull’impianto di idrogeno verde di Châtillon, a lungo presentato come funzionale alla decarbonizzazione del TPL, ma che oggi – secondo quanto ammesso dalla stessa Regione – non è risultato utilizzabile per il trasporto pubblico locale. Sono state quindi poste tre domande: 1. quale utilizzo concreto sia stato previsto per l’idrogeno prodotto, se non nel TPL; 2. se la Regione abbia coinvolto centri di ricerca indipendenti, come Eurac, per aggiornare programmazione e bandi; 3. se abbia ancora senso valutare idrogeno e biocarburanti nel TPL, nonostante dati e scelte operative indichino la trazione elettrica a batteria come soluzione prevalente. L’Assessore ha difeso la sperimentazione sull’idrogeno come possibile leva di sviluppo economico e di recupero di aree industriali, ammettendo però che allo stato attuale non risulta praticabile nel TPL. Ha spiegato che CVA ha orientato la produzione verso altri utilizzi industriali, pur con costi elevati. Ha aggiunto che la Regione ha lavorato non con Eurac Research ma con professionisti già impegnati nel Piano regionale dei trasporti, evidenziando alcune criticità dei bus elettrici in montagna (autonomia, ricariche, peso, manutenzioni). Ha infine precisato che la futura gara ha applicato i CAM, lasciando ai concorrenti la scelta del mix tecnologico, senza preclusioni ideologiche, annunciando una prossima delibera di indirizzo. Chiara ha ribadito che non vi è stata alcuna posizione ideologica, distinguendo l’uso dell’idrogeno in generale dal suo impiego nel trasporto pubblico locale, dove numeri, costi ed efficienza lo hanno reso poco competitivo. Ha sottolineato che l’impianto di Châtillon è stato per anni giustificato politicamente come funzionale agli autobus a idrogeno, e che il successivo cambio di destinazione è apparso tardivo e privo di una chiara assunzione di responsabilità politica. Ha insistito sulla necessità di fondare le scelte su dati verificabili e valutazioni indipendenti, osservando che le criticità dei bus elettrici sono risultate gestibili con adeguate scelte tecniche e organizzative, e che la manutenzione specializzata può rappresentare un’opportunità di filiera locale. Il confronto ha messo in evidenza una grave incoerenza politica tra indirizzi dichiarati, investimenti effettuati e programmazione del TPL. A fronte di dati e sperimentazioni che hanno indicato la trazione elettrica a batteria come soluzione più efficiente e matura, la Regione ha continuato a difendere un investimento sull’idrogeno privo di una reale applicazione nel settore del TPL. La richiamata “neutralità tecnologica” si è tradotta in un rinvio delle decisioni e in una mancata assunzione di responsabilità, con il rischio di disperdere risorse pubbliche e rallentare una transizione che richiederebbe invece coerenza, chiarezza e capacità di correggere per tempo scelte rivelatesi inefficaci.

Interpellanza: Sperimentazione della riforma della disabilità (Eugenio)

L’interpellanza ha richiamato l’attenzione sulla riforma della disabilità come un cambiamento profondo, non solo tecnico, ma culturale e politico, che introduce un vero cambio di paradigma basato sui diritti. È stato ricordato che la riforma, derivante dalla legge delega 227/2021 e dal decreto legislativo 62/2024, è pienamente vigente anche in Valle d’Aosta, che rientra tra i territori di sperimentazione. Dal 2025 le persone con disabilità possono quindi esercitare diritti esigibili, in particolare quello al progetto di vita personalizzato e partecipato. Sono state evidenziate criticità emerse nella DGR 1418/2025 e nel regolamento attuativo, segnalate anche da associazioni e comitati, relative al rischio di un approccio ancora assistenzialistico. È stata sottolineata l’incompatibilità tra il diritto universale al progetto di vita e la previsione di liste d’attesa o vincoli organizzativi ed economici. Ulteriori nodi riguardano la formazione degli operatori, la composizione dell’unità di valutazione multidimensionale, la scarsa chiarezza su accomodamento ragionevole e budget di progetto e il coinvolgimento degli attori territoriali. È stata infine rimarcata l’importanza di una comunicazione adeguata al fine di rendere la riforma comprensibile e accessibile. L’interpellanza è stata posta in modo costruttivo, chiedendo chiarimenti e valutando la necessità di rivedere la DGR per renderla pienamente coerente con lo spirito della legge. In conclusione, con l’interpellanza si è chiesto all’Assessore di chiarire se siano stati attivati i percorsi formativi previsti e gli accordi con l’Università della Valle d’Aosta, e dove tali strumenti siano consultabili. Si domanda se l’Amministrazione disponga oggi di una struttura organizzativa, di personale e di risorse adeguate a gestire l’avvio dei procedimenti per il progetto di vita, potenzialmente riferibili a tutte le persone con disabilità residenti in regione. Si chiede inoltre di precisare l’interpretazione regionale dell’accomodamento ragionevole e del budget di progetto, elementi centrali della riforma. Infine, alla luce delle criticità segnalate da associazioni e Terzo settore, si domanda se la Giunta intenda rivedere la DGR 1418/2025 e il relativo regolamento per renderli pienamente coerenti con il dettato normativo nazionale e con lo spirito della riforma.

L’Assessore nella risposta ha riconosciuto la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle associazioni, annunciando nuovi incontri con il Terzo settore e ricordando che il confronto è già avviato da mesi. Ha chiarito che la DGR 1418/2025 è un atto transitorio e sperimentale, necessario per avviare la riforma nei tempi imposti dal Ministero, e che potrà essere modificato durante la sperimentazione. Ha ribadito il cambio di paradigma verso il modello bio-psico-sociale e la centralità del progetto di vita, evidenziando la complessità della transizione tra vecchio e nuovo sistema. Ha illustrato le attività formative già svolte e il piano formativo territoriale trasmesso al Ministero, con il coinvolgimento di Univda. Ha confermato che il diritto al progetto di vita è esigibile, ma ha segnalato limiti oggettivi legati alle risorse umane e finanziarie. Ha infine ridimensionato il numero potenziale di richiedenti e precisato che il concetto di “onere sproporzionato” deriva dal quadro normativo nazionale ed europeo.

Nella replica ho riconosciuto che all’Assessorato sembrano chiari i principi della riforma, ma ho espresso forti dubbi sulla reale capacità operativa di gestirla. Ho infatti sottolineato che il problema non è teorico ma pragmatico: se le richieste aumentassero, il sistema rischierebbe di non reggere. Ho inoltre evidenziato la difficoltà, ma la necessità di gestire la transizione sia dal punto di vista culturale sia pratico-operativo. Purtroppo sia le persone con disabilità sia famiglie e i servizi sono ancora ancorati al modello assistenziale. I diritti sono diritti reali già esigibili e che il nodo centrale resta il budget di progetto e ho chiesto chiarezza sulle risorse disponibili. Ho concluso segnalando il rischio concreto di contenziosi qualora i diritti non potessero essere garantiti per mancanza di fondi.

Interpellanza: Realizzazione della Maison de la Montagne (Eugenio)

L’interpellanza affronta il Progetto “Maison de la Montagne”, una nuova costruzione da realizzarsi ex novo in un’area ex industriale di Aosta, destinata a ospitare la sede unica dell’Associazione valdostana maestri di sci e dell’Unione valdostana guide di alta montagna. Il progetto emerge nel 2023 con una richiesta di contributo regionale e viene finanziato in modo molto rapido: prima con 3 milioni di euro, poi incrementati fino a 4,85 milioni nel 2024, con approvazione delle disposizioni attuative a fine anno. A fronte della rapidità nello stanziamento delle risorse pubbliche, si registra però un’evidente incertezza sulla fase attuativa, con l’assenza di informazioni chiare sull’avvio dei lavori. Si evidenzia che molte questioni di merito – localizzazione, alternative progettuali, dimensionamento e sostenibilità – non sono mai state adeguatamente discusse in consiglio. Vengono sollevate forti perplessità sul consumo di suolo, poiché non risultano valutate soluzioni basate sul recupero di immobili pubblici esistenti. Si sottolinea inoltre la sproporzione tra i costi e le funzioni previste, ritenendo l’edificio sovradimensionato rispetto all’utilizzo dichiarato. Ulteriori criticità riguardano la localizzazione in prossimità di un sito industriale, con possibili problemi ambientali e acustici, tanto da richiedere integrazioni progettuali da parte del Comune di Aosta. L’interpellanza chiede quindi chiarimenti sui pareri tecnici espressi, sulle integrazioni richieste, sulle nuove tempistiche e sull’eventuale revisione complessiva dell’opera, al fine di garantire trasparenza, proporzionalità e un chiaro interesse pubblico nell’utilizzo delle risorse.

L’Assessore ha ricostruito puntualmente l’iter amministrativo del progetto Maison de la Montagne, chiarendo che l’iniziativa progettuale è stata ed è di esclusiva competenza delle associazioni professionali coinvolte. Ha ricordato che la prima richiesta di permesso di costruire è stata presentata nel dicembre 2024 e che il Comune di Aosta aveva richiesto integrazioni progettuali e tecniche, poi non pervenute nei termini, determinando la decadenza della domanda. Ha spiegato che una seconda istanza è stata presentata nel luglio 2025, recependo le indicazioni della Commissione edilizia, che ha chiesto una riduzione, una migliore giustificazione delle volumetrie e un progetto più integrato degli spazi esterni. Ha riferito che, dopo ulteriori integrazioni, la Commissione ha espresso parere favorevole condizionato. Il procedimento si è comunque concluso negativamente per il mancato rispetto dei termini sulle integrazioni ambientali, non per motivi di merito. Ha precisato che il finanziamento regionale non è stato ancora liquidato e che non vi è intenzione, da parte delle associazioni, di rivedere localizzazione e impostazione progettuale.

Nella mia replica ho preso atto della ricostruzione tecnica, ma ho espresso insoddisfazione per una risposta che non scioglie i nodi politici. Ho osservato che la rapidità iniziale nello stanziare quasi 5 milioni di euro è stata seguita da una lunga fase di stallo e che la velocità non è di per sé un valore se manca una valutazione preventiva. Ho sottolineato che la Regione ha lasciato piena autonomia alle associazioni, pur finanziando integralmente l’opera con risorse pubbliche. Ho evidenziato le criticità sulla localizzazione, sulle dimensioni dell’edificio e sull’assenza di un controllo politico più incisivo. Ho espresso preoccupazione per i tempi ormai dilatati e per il rischio che, dopo tre anni, il progetto resti ancora fermo, chiedendo all’Assessore un ruolo più attivo di indirizzo e vigilanza nell’interesse pubblico.