Per questo Consiglio non c’erano testi di legge all’ordine del giorno. Il nostro gruppo ha depositato 10 iniziative di cui 1 question time, 4 interrogazioni4 interpellanze, 1 mozione (sottoscritta anche dal PD):

1) Question time: Aggiudicazione dei lavori dell’ospedale Parini: tutto bene? (Chiara, Eugenio)

2) Interrogazione: Cerimonia di commemorazione delle libere elezioni di Valsavarenche del 1944 (Chiara)

3) Interrogazione: Rispetto della tempistica per i lavori di elettrificazione della linea Ivrea/Aosta (Chiara, Eugenio)

4) Interrogazione: Liste di attesa per interventi chirurgici nella sanità regionale: quali azioni per migliorare? (Chiara, Eugenio)

5) Interrogazione: Disservizi alla residenza protetta Villa Chabod di Donnas (Eugenio)

6) Interpellanza: Problemi agli impianti della Monterosa a Champorcher (Chiara)

7) Interpellanza: Informazioni e intenzioni circa il parco giochi al Crest di Champoluc (Chiara)

8) Interpellanza: Sperimentazione regionale della riforma sulla disabilità: varie criticità (Chiara, Eugenio)

9) Interpellanza: Carenze di palestre ad Aosta (Eugenio)

10) Mozione: Tavolo sui trasporti VDA-Piemonte: puntare al raddoppio della tratta ferroviaria Chivasso/Ivrea (Chiara, Eugenio, consiglieri PD)

 

Question time: Aggiudicazione dei lavori dell’ospedale Parini: tutto bene? (Chiara, Eugenio)

L’appalto per la realizzazione del nuovo ospedale è stato aggiudicato a un raggruppamento di imprese che ha ottenuto 71,93 punti, contro i 43,88 della seconda classificata, con un ribasso di circa 19 milioni di euro sui 140 previsti. In aula ho ricordato che la Società Siv, che gestisce l’intervento, ha dichiarato che non sono emerse cause di esclusione e che l’offerta presentata non ha richiesto l’attivazione formale della verifica di anomalia. Di conseguenza, si potrà procedere alla formalizzazione del contratto e alla consegna dei lavori, che dovranno essere conclusi entro circa quattro anni.

Tuttavia, da notizie di stampa emerge che una delle imprese coinvolte, la Manelli di Monopoli, si troverebbe in una situazione di crisi di liquidità. Come gruppo siamo sempre stati contrari alla scelta della maggioranza sul nuovo ospedale e queste informazioni non fanno che aumentare le nostre preoccupazioni. Per questo abbiamo chiesto al Governo regionale di fare chiarezza sulla situazione e di indicare quali siano i fattori di rischio legati all’aggiudicazione dell’appalto.

L’Assessore Marzi ha risposto che la procedura di gara è stata impostata con criteri rigorosi e garantisti, sottolineando che la Manelli è un’azienda strutturata e solida e che il primo posto in graduatoria è stato determinato soprattutto dalla valutazione tecnica, e solo successivamente da quella economica. Ha inoltre precisato che non si è ancora in presenza di un’aggiudicazione definitiva e che sono in corso tutte le verifiche di legge. Il RUP ha già concluso con esito positivo i controlli sui requisiti generali, senza riscontrare irregolarità contributive, fiscali o previdenziali. Pur non essendo formalmente necessaria la verifica di anomalia dell’offerta, sono comunque in corso ulteriori approfondimenti sui prezzi, a titolo prudenziale.

Ho replicato evidenziando che resta poco chiaro perché non si sia proceduto a una verifica più approfondita sull’anomalia del ribasso. Anche se dal punto di vista tecnico sembra essere tutto regolare, riteniamo necessario monitorare con estrema attenzione quanto sta accadendo in altri appalti della Manelli, perché i presupposti complessivi non appaiono rassicuranti.

 

Interrogazione: Cerimonia di commemorazione delle libere elezioni di Valsavarenche del 1944 (Chiara)

L’interrogazione riguardava la cerimonia svoltasi il 20 dicembre a Valsavarenche, dedicata a Federico Chabod e alle libere elezioni del 1944. Abbiamo chiesto chiarimenti su chi avesse organizzato l’evento, su chi fossero stati invitati i partecipanti, sul mancato coinvolgimento dell’Istituto Storico della Resistenza e sul significato politico attribuito alla figura di Chabod e ad alcune dichiarazioni del Presidente della Regione.

Testolin ha risposto che la cerimonia è stata organizzata dal Comune e che la Regione non dispone di informazioni sugli inviti. Ha ribadito il ruolo di Chabod come uno dei maggiori storici del Novecento e figura centrale nella nascita dell’autonomia valdostana, escludendo l’esistenza di “pantheon” politici. Ha inoltre chiarito che il riferimento al “rosso” era legato esclusivamente all’accostamento cromatico degli abiti indossati dal sindaco e dall’ex sindaco durante la cerimonia.

Chiara ha espresso forti perplessità su questa ricostruzione. Ha ricordato che le elezioni del 3 settembre 1944, promosse su impulso di Chabod, sono state a lungo trascurate e che nel 2014, per il 70° anniversario, la commemorazione era stata organizzata congiuntamente da Comune, Regione e Consiglio, con il coinvolgimento dell’Istituto Storico della Resistenza. L’evento del 20 dicembre non coincideva né con un anniversario significativo né con la data storica, rendendo anomala la scelta di tempi e modalità.

È apparso poco credibile che un Comune abbia organizzato da solo un evento di tale rilievo senza coordinamento con l’ufficio del cerimoniale regionale. L’assenza di inviti ai consiglieri ha inoltre prodotto una rappresentazione pubblica distorta, facendo apparire gli eletti come disinteressati a una ricorrenza importante.

Chiara ha infine espresso sconcerto per l’affermazione sull’attualità del pensiero di Chabod e Chanoux “come si è visto nelle ultime elezioni”, ritenendola ambigua e politicamente inopportuna in un contesto istituzionale. Interrogarsi sul ruolo simbolico di Chabod non è una provocazione, soprattutto considerando che la figura dello storico non è mai stata adeguatamente valorizzata. Il riferimento cromatico al “rosso” appare infine contraddittorio alla luce del recente cambio di maggioranza regionale.

 

Interrogazione: Rispetto della tempistica per i lavori di elettrificazione della linea Ivrea/Aosta (Chiara, Eugenio)

A seguito del sopralluogo del 12 dicembre ai cantieri ferroviari da parte di Regione e RFI, abbiamo chiesto chiarimenti sulla coerenza tra l’avanzamento dei lavori di elettrificazione e il cronoprogramma presentato da RFI a maggio 2024, sullo stato di alcune opere chiave (sottostazione di Aosta, sottopasso di Nus, stazione di Hône, galleria di Ivrea e posa dei 2.400 pali) e sui controlli previsti per garantire il rispetto delle scadenze.

L’assessore Bertschy ha spiegato che il cronoprogramma è stato aggiornato nel tempo per affinamenti progettuali, varianti in corso d’opera e ricalibrazioni delle tempistiche, restando comunque coerente con gli obiettivi PNRR: elettrificazione entro giugno 2026 e attivazione del servizio commerciale entro dicembre 2026, precisando che tali informazioni provengono da RFI. Nel dettaglio, ha riferito che la sottostazione di Aosta è in linea con la programmazione, con opere in calcestruzzo e portacavi quasi completate; a Nus sono avanzati i lavori alle banchine e agli ascensori, con conclusione del sottopasso prevista per metà febbraio; a Hône le banchine sono al 60%, sono pronte le fondazioni delle pensiline e dell’attraversamento idraulico, ed è in corso la demolizione del sovrappasso; la galleria artificiale di Ivrea ha raggiunto il 70% di avanzamento; per la trazione elettrica risultano realizzati 1.004 plinti e posati 250 pali sui 2.400 previsti.

Sono previste riunioni periodiche con RFI, un sopralluogo tra marzo e aprile anche con la Quarta Commissione, un sito informativo sull’avanzamento lavori e iniziative di accompagnamento alla riattivazione della linea.

Chiara ha richiamato il cronoprogramma del 10 maggio 2024, che indicava scadenze precise per sottostazioni, pali, gallerie e stazioni, osservando che alcune opere, come la sottostazione di Aosta, avrebbero dovuto essere concluse entro dicembre 2025. Al sopralluogo di dicembre risultavano ancora lavori rilevanti incompleti e l’avanzamento dal 50% al 60% in cinque mesi appare insufficiente. Ha ribadito che la riattivazione della linea a dicembre 2026 non può slittare e ha chiesto un intervento deciso verso RFI e Ministero, coinvolgendo anche i parlamentari valdostani, per evitare ulteriori ritardi dopo tre anni di chiusura della ferrovia.

 

Interrogazione: Liste di attesa per interventi chirurgici nella sanità regionale: quali azioni per migliorare? (Chiara, Eugenio)

A seguito di numerose segnalazioni di cittadini sulle lunghissime attese per interventi chirurgici non urgenti, anche di 3–4 anni, abbiamo chiesto quanti siano i pazienti in lista d’attesa in Valle d’Aosta, suddivisi per tipologia di intervento, se tali tempi siano confermati, quali ne siano le cause e quali azioni siano in corso per ridurli.

L’assessore Marzi ha spiegato che sono state aumentate le ore di attività delle sale operatorie e attivata una sala dedicata alle urgenze, così da liberare spazi per gli interventi programmati. È stato avviato un monitoraggio costante delle liste d’attesa e centralizzata presso la Direzione medica di presidio la gestione delle attività di prericovero. Inoltre, la clinica di Saint-Pierre è stata temporaneamente autorizzata a eseguire interventi di chirurgia generale di bassa e media complessità, superando il precedente limite della monospecialistica ortopedica. Nel 2025 sono state dichiarate idonee all’intervento 2.680 persone, mentre 1.833 erano già in attesa dagli anni precedenti. Le attese più lunghe riguardano la chirurgia generale; il 7,6% dei pazienti è in lista da oltre tre anni. Seguono, con numeri inferiori, urologia, ortopedia, otorinolaringoiatria, chirurgia vascolare, toracica e odontoiatrica.

Le cause principali individuate sono due: l’eredità della pandemia, che in una regione con un solo ospedale ha impedito di redistribuire le liste su altre strutture, e la carenza di personale, soprattutto infermieristico, che limita l’uso delle sale operatorie e le condizioni di sicurezza. Incide anche il calo di oltre il 50% delle domande di accesso alle specializzazioni chirurgiche negli ultimi due anni.

Chiara ha sottolineato la gravità della situazione: nonostante l’aumento di circa 4.000 interventi tra il 2022 e il 2024 e l’impegno del personale, è preoccupante che a inizio 2026 le attese siano ancora ricondotte alla pandemia del 2020-21. Tre o quattro anni per interventi come ernia o colecistectomia incidono pesantemente sulla qualità della vita; in particolare, il caso di una paziente oncologica costretta ad attendere quattro anni per una colecistectomia è emblematico. Le misure adottate appaiono parziali e non risolutive nel breve periodo. È stato inoltre sollevato il dubbio, da verificare, che alcuni interventi ordinari riguardino pazienti seguiti privatamente fuori Valle. Sarebbe infine opportuno comunicare in modo chiaro ai cittadini le ragioni delle attese e i criteri di priorità adottati.

 

Interrogazione: Disservizi alla residenza protetta Villa Chabod di Donnas (Eugenio)

L’interrogazione all’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali in merito ad alcuni disservizi presso la Residenza anziani Villa Chabod di Donnas poneva le seguenti domande:

1)  se i problemi relativi all’erogazione di acqua calda alla data attuale sono effettivamente risolti e, in caso di risposta negativa, quando è previsto il pieno ripristino della stessa;

2)  se tali problemi sono da imputarsi esclusivamente ai “miscelatori ormai compromessi”, come precisato nella suddetta lettera, oppure a problemi di obsolescenza dell’impianto nel suo complesso;

3)  se esistono progetti concreti di riqualificazione energetica della struttura e, in caso di risposta affermativa, quali accortezze sono previste per ridurre al minimo i disagi per le persone anziane;

4) se le problematiche evidenziate in premessa circa la non puntuale corrispondenza fra quanto previsto dai requisiti autorizzativi e dalla Carta dei Servizi e quanto effettivamente erogato dal Servizio corrispondano a verità.

In merito alle quattro domande poste, l’Assessore riferisce che l’11 dicembre l’Organismo tecnico accreditante (OTA) ha effettuato un sopralluogo presso la Residenza Villa Chabod di Donnas, nell’ambito di un procedimento di vigilanza tuttora in corso. Parallelamente, il legale rappresentante della società gestrice, struttura autorizzata e accreditata a livello regionale, ha fornito riscontro puntuale sulle criticità segnalate.

Il gestore ha ribadito la correttezza dell’operato della struttura sotto il profilo gestionale, impiantistico e assistenziale, nonché il pieno rispetto degli standard regionali e la tutela del benessere degli ospiti. In particolare, per quanto riguarda la mancanza di acqua calda, è stato comunicato che l’erogazione è stata completamente ripristinata. Le verifiche tecniche hanno escluso una obsolescenza strutturale dell’impianto, attribuendo il problema a guasti localizzati, risolti mediante la sostituzione di specifiche componenti.

Rispetto alla riqualificazione energetica, la struttura ha avviato un’analisi preliminare per un piano di efficientamento degli impianti. Il progetto è attualmente in fase di valutazione tecnica e, qualora attuato, prevederà interventi graduali e misure finalizzate a ridurre al minimo i disagi per gli ospiti.

In merito ai Piani Assistenziali Individualizzati (PAI), il gestore conferma che essi rappresentano uno strumento centrale della presa in carico. I PAI vengono elaborati attraverso procedure strutturate, con registrazione nelle cartelle cliniche informatizzate, riunioni d’équipe periodiche e aggiornamenti anche più frequenti rispetto agli standard, su richiesta dei familiari o in presenza di variazioni delle condizioni cliniche.

Per quanto riguarda l’assistenza durante i pasti e la carenza di personale, viene precisato che la struttura garantisce i fabbisogni assistenziali con personale qualificato e che il ricorso a figure esterne non è mai stato richiesto dalla direzione per supplire a carenze. Eventuali presenze aggiuntive sarebbero state scelte autonomamente dalle famiglie per esigenze personali.

Il servizio di fisioterapia è assicurato da un professionista presente in struttura dal lunedì al sabato, sulla base delle indicazioni contenute nei PAI. In relazione al nucleo Alzheimer, viene chiarito che l’accesso non dipende dalla sola diagnosi, ma dalla presenza di specifici disturbi comportamentali valutati dal Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze, secondo criteri stabiliti dalla programmazione sanitaria regionale.

La struttura risulta autorizzata con deliberazione di Giunta regionale del 2016 e accreditata con provvedimento dirigenziale del novembre 2023.

Replica

Il Consigliere ringrazia per la risposta e ribadisce che l’iniziativa nasce da segnalazioni ricevute e non da intenti polemici. Pur prendendo atto delle verifiche OTA, esprime alcune perplessità, in particolare sulla durata del disservizio legato all’acqua calda e sulla carenza di personale durante i pasti, ritenuta un servizio essenziale. Le risposte fornite risultano pertanto solo parzialmente soddisfacenti.

 

Interpellanza: Problemi agli impianti della Monterosa a Champorcher (Chiara)

Nel weekend dell’Immacolata gli impianti di Champorcher sono rimasti chiusi perché il nuovo impianto di innevamento programmato non ha funzionato, nonostante a novembre vi fossero state temperature idonee alla produzione di neve. Il problema, che secondo il Presidente di Monterosa avrebbe dovuto risolversi rapidamente, si è invece ripresentato anche nei fine settimana successivi; solo con la nevicata del 24 dicembre è stata possibile un’apertura parziale. Secondo quanto dichiarato, l’impianto richiede collaudi complessi per via delle alte pressioni di esercizio e della necessaria taratura delle pompe, ma sarebbe emerso che parte delle tubazioni utilizzate è vecchia e inadatta alle pressioni previste, con perdite diffuse. Una condotta posata circa 15 anni fa, mai entrata in funzione, avrebbe creato criticità, fatto sorprendente per un impianto nuovo.

Chiara ha evidenziato ulteriori problemi: l’innevamento della pista Cimetta Rossa richiede pressioni elevate per il forte dislivello; l’intervento ha comportato la quasi distruzione della torbiera di Laris, nonostante fossero state proposte alternative; i benefici dell’opera appaiono quindi dubbi. Ha inoltre sottolineato la carente comunicazione verso gli operatori locali, che hanno subito danni economici per allenamenti e soggiorni annullati. A fine dicembre solo alcune piste risultavano aperte, con tariffa piena applicata il 27 dicembre nonostante le limitazioni; Cimetta Rossa è stata aperta solo il 28 e poi nuovamente chiusa il 7 gennaio, con il rischio concreto di un impianto fermo per l’intera stagione.

Bertschy ha respinto le critiche, chiarendo che l’impianto di innevamento costa 7,7 milioni (3,9 da bando nazionale) e che i “14 milioni” citati riguardano investimenti complessivi su Champorcher negli anni. Ha confermato il riutilizzo di circa il 50% delle tubazioni per ragioni economiche, sostenendo che i collaudi e la produzione di neve non avrebbero consentito l’apertura l’8 dicembre. Sulla torbiera ha riferito di approfondimenti e di una parziale preservazione dell’area. Chiara ha ribadito che il nodo centrale resta il malfunzionamento dell’impianto e l’inadeguata verifica delle tubazioni riutilizzate: se fosse necessaria la loro sostituzione, l’impatto economico sarebbe rilevante. Ha infine sottolineato la necessità di un piano regionale sugli impianti di innevamento per orientare in modo razionale gli investimenti.

 

Interpellanza: Informazioni e intenzioni circa il parco giochi al Crest di Champoluc (Chiara)

Chiara ha illustrato il progetto del parco giochi tematico al Crest, rivolto a bambini dai 3 ai 12 anni, che prevede l’installazione di grandi scivoli in plastica, legno e acciaio a forma di fontina, mucca e bidoni del latte, con l’obiettivo dichiarato di diversificare l’offerta turistica e valorizzare le attività agro-pastorali. L’intervento, dal costo complessivo di oltre 1,1 milioni di euro, occuperebbe circa 5.000 mq di suolo vicino all’arrivo della telecabina, con strutture alte fino a 8 metri (già ridimensionate su richiesta della Soprintendenza), fondazioni in cemento armato e un forte impatto paesaggistico sull’intera conca del Crest. Il parco non sarebbe accessibile alle persone con disabilità, in contrasto con le politiche regionali di inclusività. Residenti e operatori turistici esprimono inoltre forti preoccupazioni per la viabilità, poiché il progetto prevede la dismissione di una strada poderale, con possibili difficoltà di accesso alla funivia.

È stato quindi chiesto di chiarire lo stato dell’iter autorizzativo, l’impatto economico e paesaggistico e le conseguenze sulla viabilità, valutando una sospensione o revisione del progetto a favore di soluzioni alternative, meno impattanti, più inclusive e condivise con la comunità locale.

L’assessore Bertschy ha replicato criticando un uso “strumentale” del tema dell’inclusività e ha ricordato che i pareri autorizzativi sono stati acquisiti entro ottobre 2025. Ha spiegato che il regolamento Monterosa disciplina gli accessi di servizio e che non vi sono strade regionali interessate. La Soprintendenza ha imposto modifiche a dimensioni e posizionamento delle strutture per ridurne l’impatto visivo; il Consorzio Fontina è stato coinvolto per valutare pannelli divulgativi. Secondo l’assessore, il parco consentirebbe di diversificare l’offerta, attrarre famiglie, prolungare la stagionalità e rafforzare l’attrattività turistica di Ayas. Pur riconoscendo criticità sulla viabilità, emerse anche per il Sindaco, non è prevista una sospensione del progetto, ma solo un invito a migliorare accessibilità e inclusività.

Chiara si è detta insoddisfatta: ha denunciato il mancato coinvolgimento dei residenti, l’impatto paesaggistico, l’inadeguatezza del modello di valorizzazione delle attività casearie e l’assenza di risposte concrete su viabilità e gestione dei rifiuti, ribadendo la contrarietà all’opera e l’intenzione di contrastarne la realizzazione.

 

Interpellanza: Sperimentazione regionale della riforma sulla disabilità: varie criticità (Chiara, Eugenio)

Chiara ha illustrato l’iniziativa ricordando che la Valle d’Aosta è entrata nel percorso di sperimentazione della riforma della disabilità, tramite la DGR 1418 del 24 ottobre 2025 e il regolamento attuativo del decreto legislativo 62, con sperimentazione fino a dicembre 2026 (retroattiva dal 30 settembre). Il fulcro della riforma è il “progetto di vita”, strumento orientato all’autodeterminazione della persona con disabilità, al superamento dell’approccio assistenzialista e alla piena inclusione sociale.

La delibera prevede l’avvio della sperimentazione con le richieste già in lista d’attesa e con minori e giovani in uscita dalla scuola, ma non chiarisce la situazione delle persone che hanno già un progetto di vita, di chi vive in strutture residenziali o di altri soggetti “residuali”. Per gli adulti non prioritari è prevista una lista d’attesa senza tempistiche certe, elemento che rischia di svuotare di senso la riforma. Ulteriore criticità riguarda il lavoro: il doppio percorso UVMD–Centro per l’impiego, afferente a assessorati diversi, è poco coordinato e produce risultati limitati, tema non affrontato dalla DGR. Nel testo si parla di territorio e prossimità ma senza citare formalmente gli enti locali, nonostante il loro ruolo centrale. Mancano inoltre indicazioni sui costi e sul fabbisogno di personale della nuova UVM. Il regolamento fissa 120 giorni per il progetto di vita, contro i 90 previsti dalla norma nazionale. Centrale è il tema della deistituzionalizzazione e del budget di progetto autogestito, citato ma di fatto rinviato, così come l’accomodamento ragionevole. Chiara ha chiesto anche un’azione informativa verso le circa 4.000 famiglie potenzialmente interessate e ha criticato l’approvazione della delibera subito dopo le elezioni, senza un confronto preventivo con le associazioni, richiamando le lettere del Comitato 162 e della Casa di Sabbia.

Marzi ha risposto sottolineando la pluralità di visioni nel mondo della disabilità e la difficoltà di mediazione. Ha ricordato l’esistenza di un tavolo interistituzionale e futuri momenti di confronto nel 2026. Molti aspetti operativi emergeranno durante la sperimentazione. Ha spiegato che non sono previste nuove assunzioni nell’immediato e che la Regione sta valutando un’Agenzia per la vita indipendente. La tempistica della delibera deriva da scadenze ministeriali; confermati i 120 giorni per i progetti di vita. Torrione ha riconosciuto la complessità della riforma, proponendo un lavoro in commissione. Ha evidenziato dubbi ancora aperti: piano formativo ministeriale, gestione delle liste d’attesa, sorte dei progetti già esistenti e criteri per valutare quando un accomodamento ragionevole diventa “sproporzionato”.

 

Interpellanza: Carenze di palestre ad Aosta (Eugenio)

L’interpellanza è stata presentata per evidenziare una criticità strutturale ormai evidente nel capoluogo valdostano: la grave carenza di palestre, problema condiviso sia dal mondo della scuola sia da quello dello sport. Entrambi i settori concordano sull’importanza dell’attività sportiva per la crescita dei giovani e sul fatto che gli spazi disponibili siano nettamente insufficienti.

Molte scuole non dispongono di una palestra interna o ne hanno una non adeguata a soddisfare il fabbisogno. In alcuni casi, come segnalato da docenti di scienze motorie, sarebbero necessarie più palestre per coprire le sole esigenze didattiche. Questa situazione obbliga quotidianamente studenti e insegnanti a spostamenti verso altre strutture, con una riduzione del tempo dedicato all’attività fisica, difficoltà organizzative e costi aggiuntivi, aggravati soprattutto nel periodo invernale.

Anche le società sportive soffrono la mancanza di spazi idonei per allenamenti e competizioni. Nonostante l’impegno del Comune di Aosta nel coordinare l’utilizzo delle strutture disponibili, la domanda supera largamente l’offerta. Ciò costringe spesso le società a posticipare gli allenamenti in orari poco adeguati, anche per bambini molto piccoli, o a ridurre il numero delle sedute settimanali.

In particolare, il settore della pallavolo ha evidenziato la necessità di un palazzetto polifunzionale. Attualmente ad Aosta esiste una sola palestra omologata per le competizioni di volley, con evidenti limiti organizzativi. Un palazzetto moderno e flessibile, sul modello di strutture già diffuse da anni in altri Paesi europei, potrebbe ospitare più discipline e, negli orari non agonistici, essere suddiviso in più spazi palestra, contribuendo a ridurre la carenza complessiva.

Nella risposta, l’Assessore conferma che il tema è all’attenzione dell’amministrazione ed è strettamente collegato al dimensionamento scolastico previsto per il 2026. Vengono illustrati i progetti in corso: all’ex Manzetti è prevista una palestra di circa 400 mq a uso scolastico; all’ex Magistrali una palestra più ampia, potenzialmente dotata di tribune; mentre l’ex palestra La Rochère sarà destinata ad altri usi didattici e non diventerà una palestra. Al momento non è previsto un progetto specifico per un palazzetto dedicato alla pallavolo.

Nella replica finale si sottolinea la necessità di non trascurare il problema sportivo e si propone un confronto immediato e allargato con tutti i portatori di interesse. Si ribadisce che un palazzetto polifunzionale potrebbe rappresentare una soluzione strategica sia per lo sport agonistico sia per la carenza generale di palestre, evitando ulteriori ritardi nella programmazione futura.

 

Mozione: Tavolo sui trasporti VDA-Piemonte: puntare al raddoppio della tratta ferroviaria Chivasso/Ivrea (Chiara, Eugenio, consiglieri PD)

Con questa mozione, respinta con l’astensione della maggioranza (21 voti) e il voto favorevole dell’opposizione (14), il nostro gruppo insieme al PD intendeva impegnare il Governo regionale a portare, già nella prima riunione del Tavolo di coordinamento Valle d’Aosta–Piemonte sui trasporti, l’esame di tempi, modalità e risorse per il raddoppio della tratta ferroviaria Chivasso–Ivrea, valutando anche raddoppi selettivi sul territorio valdostano. La mozione sarà depositata anche in Piemonte da consiglieri AVS e PD. Chiara ha ricordato che il miglioramento del servizio ferroviario deve andare oltre l’elettrificazione Ivrea–Aosta, e necessita di interventi strutturali sull’intera linea Chivasso–Aosta. In particolare, il raddoppio del binario unico Ivrea–Chivasso è l’intervento prioritario per aumentare velocità e puntualità, come riconosciuto anche dalla bozza di Piano regionale dei trasporti 2035. L’istituzione del Tavolo permanente tra Valle d’Aosta, Piemonte e RFI, decisa a dicembre 2025, rappresenta un’occasione da cogliere subito, inserendo il raddoppio della Ivrea–Chivasso come primo punto all’ordine del giorno. Si tratta di un tema strategico per migliaia di pendolari e di una richiesta condivisa con una Regione confinante, in un’ottica di cooperazione istituzionale.

L’assessore Bertschy ha annunciato l’astensione della maggioranza sostenendo che le mozioni, per essere utili, dovrebbero contenere proposte nuove e che quanto richiesto sarebbe già incluso nel programma di legislatura e in fase di attuazione. Ha citato il Protocollo d’intesa del 2024 tra Valle d’Aosta, Piemonte e RFI e l’avvio del Docfap, che dovrebbe analizzare anche i raddoppi selettivi e i relativi costi. Chiara ha replicato che, allo stato attuale, il Docfap non esiste e che l’unico materiale disponibile sono alcune slide presentate in una conferenza stampa del 26 settembre 2025, prive di elementi progettuali concreti e poco logiche rispetto ad un razionale intervento sulla tratta Ivrea–Chivasso; si enunciano solo possibili interventi. Al di là degli aspetti tecnici, la mozione mirava a dare un chiaro sostegno politico a un progetto strategico: un’occasione che la maggioranza ha scelto di non cogliere.